UNA MANO PER IL NEPAL

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Una Mano Per il Nepal è il blog dell’associazione Apeiron Onlus, impegnata dal 1997 a migliorare le condizioni di vita delle donne, in Nepal e non solo. Sul nostro blog leggerai storie e racconti del nostro lavoro quotidiano.

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Una CASANepal tutta nostra: un grande sogno che diventa realtà

Questa settimana nel blog parliamo del progetto del cuore di Apeiron: CASANepal. Le parole sono di Barbara Monachesi, che CASANepal l’ha vista nascere insieme a tanti sostenitori italiani e a parte dello staff nepalese che ancora oggi, insieme a lei, guida l’Associazione in Nepal. Barbara ha ricevuto recentemente il prestigioso premio TIAW – The International Alliance of Women – World of Difference 100. L’organizzazione internazionale TIAW – con sede a Washington (www.tiaw.org), premia ogni anno 100 persone che, in qualunque parte del mondo ed in qualunque ambito, si siano distinte per aver migliorato sensibilmente l’empowerment economico delle donne a livello locale, regionale o mondiale.
La scelta dei rappresentanti di TIAW è ricaduta su Barbara per via dell’importante lavoro svolto alla guida di Apeiron che in Nepal è, appunto, in prima linea nella lotta contro la violenza sulle donne da tanti anni.

Questa settimana potrete leggere la prima parte del suo articolo, ma non dimenticatevi di continuare a seguire il blog per leggere la seconda parte, che verrà pubblicata la prossima settimana!

Devi viene da un piccolo villaggio, dove non ha potuto studiare quanto avrebbe voluto. Era comunque felice fino a quando, a 16 anni, il padre ed i fratelli la costringono a sposarsi, senza chiedere ovviamente il suo parere. Lei non conta, è solo una giovane donna. Da quel giorno inizia il suo calvario. Devi scopre immediatamente che il marito è alcolista e che non perde occasione per insultarla e picchiarla. Il vortice di violenza si fa ogni giorno più acuto, sino alla notte in cui lui tenta di ucciderla dandole fuoco. Devi riesce a fuggire e con l’aiuto di alcune donne del villaggio raggiunge l’ospedale, ma i segni di quella violenza le saranno compagni per la vita: orribili cicatrici sul viso, sul collo, sulle braccia e perfino sotto la vita.

Dopo mesi di cure Devi non ha scelta: rientra a casa del marito dove, dopo poco, rimane incinta. Durante la gravidanza il marito muore e per lei, che pensa di essere finalmente libera, incomincia invece un nuovo inferno. Infatti in Nepal una vedova è ritenuta responsabile della morte del marito, e così anche le sorelle ed il fratello maggiore del marito iniziano a maltrattarla. Dopo le nuove sevizie Devi decide di rientrare a casa dai genitori. Un’umiliazione, certo, ma meglio che le violenze quotidiane. Tuttavia il suo corpo è segnato da orribili cicatrici e nessuno al villaggio natale la vuole intorno.

Grazie alla segnalazione della Polizia, Devi arriva a CASANepal con il figlio, in cerca di un posto dove poter ricominciare a vivere.

Ed è con questa consapevolezza che abbiamo affrontato il lungo viaggio che ci ha portato oggi ad avere una struttura funzionale e di nostra proprietà, la nostra nuova CASANepal dei sogni. Ma arrivare a questo risultato non è stato affatto semplice. 

Poche settimane dopo riceviamo a CASANepal una nuova segnalazione. La ragazza si chiama Sunita, ha 20 anni e arriva da un piccolo villaggio del distretto del Nepal Occidentale. Ci racconta che nonostante la sua famiglia sia povera e molto numerosa, lei ricorda un’infanzia serena e senza troppe privazioni.

I problemi di Sunita arrivano tutti dopo il matrimonio, ovviamente combinato, con un uomo di un villaggio limitrofo. Dopo un solo mese dalle nozze, il marito di Sunita parte per andare a cercare fortuna all’estero, in un paese arabo. Nonostante l’accordo fosse di sentirsi almeno una volta al mese, dopo la partenza il marito non la chiama e non le scrive per mesi. Sette mesi dopo, senza preavviso, il marito di Sunita torna a casa con la chiara intenzione di ucciderla. Istigato e assecondato dalla madre cerca di strangolare Sunita che è abbastanza fortunata da scampare alla morte grazie all’intervento dei vicini, anche se continua a riportare alcuni segni della terribile esperienza.

“In quel momento non avevo idea del perché volessero uccidermi. Sentivo mia suocera urlare “uccidila, uccidila” e mio marito stringere sempre più forte le mani intorno al mio collo”. Dopo l’incidente Sunita si reca alla stazione di polizia più vicina per denunciare l’aggressione, ma nulla di concreto viene fatto per perseguire il marito. Ma vi è di più. Dai poliziotti scopre che il marito si era nel frattempo sposato con un’altra donna.

Quello è quasi certamente il motivo per cui voleva brutalmente cancellarla dalla sua vita. Quando arriva a CASANepal, dopo aver iniziato le pratiche per il divorzio dal marito, Sunita è sotto shock. Non riesce a capacitarsi della violenza subita, della cattiveria della suocera che d’un tratto le si rivolta contro. “Quando sono tornata a casa per riprendere le mie cose ed andarmene, mia suocera mi ha sputato contro dicendomi di non farmi mai più vedere”. 

Devi e Sunita sono due delle oltre 700 donne che dal 2007 ad oggi sono state ospitate ed aiutate a CASANepal, la struttura protetta per donne vittime di violenze che Apeiron gestisce a Kathmandu.

Discriminazione e violenza di genere nei confronti delle donne sono infatti pratiche tristemente diffuse in tutto il Paese, basta dare una celere occhiata ad alcuni dei dati emersi dall’ultimo Censimento Nepalese sulla Popolazione e la Salute (2016) per comprendere meglio la gravità della situazione. Tre donne su dieci ed il 23% degli uomini intervistati hanno infatti dichiarato che ci sono situazioni in cui il marito può legittimamente picchiare la moglie: se lei brucia il cibo, lo contraddice, esce di casa senza chiedere il permesso, se trascura i figli o si rifiuta di fare sesso con il marito.

Una donna su cinque in età riproduttiva (15-49 anni) ha subito almeno una violenza fisica durante la propria vita, nell’84% dei casi la violenza è avvenuta da parte del marito. Oltre un quarto delle donne intervistate (26%) ha subito violenza coniugale (fisica, sessuale o psicologica) nell’anno precedente a quello del censimento. 

La violenza di genere è la principale ragione dei suicidi che sono, a loro volta, la prima causa di morte tra le donne nepalesi in età riproduttiva.

Malgrado l’impegno profuso da parte del governo mediante la ratificazione di importanti convenzioni internazionali quali CEDAW (Convention on the Elimination of all Forms of Discrimination Against Women) e BPFA (Beijing Platfom For Action) e l’apertura in svariate parti del Paese di strutture protette per assistere donne sopravvissute alle violenze, la maggior parte delle vittime (il 75%) non cerca alcun aiuto e solamente il 7% delle donne che hanno subito violenza sessuale denuncia l’accaduto. Le ragioni del silenzio sono molteplici: in primis i servizi forniti dalle strutture governative sono di qualità scarsa ed inoltre la Polizia e il personale ospedaliero non sono sufficientemente formati per riconoscere e gestire efficacemente i casi di violenza.

CASANepal nasce, quindi, nel 2007 in risposta al bisogno di una struttura protetta che ospiti temporaneamente donne che hanno subito violenze e discriminazioni di genere, sole o accompagnate dai figli (vittime di violenza assistita). CASANepal fornisce alle sue ospiti servizi che, in maniera olistica, le aiutano a raggiungere il riscatto sociale e l’indipendenza economica. 

A proposito dell'autore
Barbara Monachesi è responsabile dei progetti di Apeiron in Nepal, dove vive dal 2005.

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