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Tihar, la festa delle luci e di molto altro ancora

Tihar è la seconda festività nepalese più importante dopo il Dashain. Si tratta di una festa che cade durante il mese di Kartik (ottobre/novembre del nostro calendario) e ha una durata di 5 giorni. Ogni giornata è dedicata ad un particolare animale, persone o ad una particolare divinità.

Le strade e le case si riempiono di luci, lumi e lanterne dedicate alla Dea Laxmi, consorte di Vishnu e Dea dell’abbondanza e prosperità. Per questo motivo viene anche chiamata la festa delle luci.

La leggenda racconta di un re che, arrivato alla fine della propria vita, chiese ad un astrologo cosa potesse fare per poter continuare a vivere. L’astrologo gli suggerì, per distrarre il serpente che lo avrebbe portato via da questa sua vita terrena, di circondare il proprio letto di lumi, riempire il proprio palazzo di luci e di recitare la Laxmi Puja senza sosta così da convincere la Dea ad intervenire. Fu così che la Dea convinse il serpente a non farlo morire.

Il serpente riferì a Yama, Dio della morte, che il re non era ancora giunto alla fine della sua vita. Yama controllò il suo grande volume dove erano riportati gli anni di vita rimanenti delle persone e non si accorse che il serpente scrisse il numero 7 davanti allo zero che faceva riferimento alla vita rimanente del re. Vedendo che al re rimanevano 70 anni di vita, Yama non poté fare altro che lasciarlo vivere.

Da questo momento si iniziò a festeggiare il Tihar, la festa di Laxmi e del mondo del dopo vita.

Il primo giorno (Kaag Tihar) viene dedicato ai corvi che nella tradizione Indù sono messaggeri di tristezza, destinati a lavorare tutto l’anno e destinati a riposare solo questo unico giorno. La leggenda racconta che i corvi abbiano bevuto l’acqua della vita e per questo motivo non possono essere uccisi.
In questo loro giorno di riposo vengono venerati e nutriti, dato che è molto importante che in questo giorno i corvi siano felici per non portare sfortuna per tutto l’anno successivo.

Il secondo giorno (Kukur Tihar) è dedicato ai cani che la leggenda dice essere i guardiani della porta dell’aldilà. In questo giorno i cani vengono nutriti, lavati, coccolati. Vengono loro messe collane di fiori e vengono benedetti con la Tika. Questo è anche il solo giorno fortunato dell’anno per i cani randagi, che ricevono attenzioni che normalmente non hanno.

Il terzo giorno (Laxmi Puja o Gaj Puja) è il giorno più importante, essendo quello dove vengono venerate le mucche considerate dalla tradizione indù come il simbolo della madre dell’umanità. Le mucche vengono nutrite, vengono loro messe delle ghirlande di fiori e l’immancabile Tika.
La sera del terzo giorno è particolarmente importante perché viene pregata la Dea Laxmi. E’ credenza comune che, se la si prega molto, venga a fare visita alle persone portando benessere e prosperità.
Le case vengono pulite e addobbate, all’esterno della casa viene posta una luce e viene disegnato il percorso verso la stanza delle preghiere, all’interno della quale viene conservata la ciotola delle offerte in onore della Dea. Questa è la notte di inizio di molte feste.

Il quarto giorno (Gora Puja) è il giorno che potremmo definire come dedicato a se stessi. In questo giorno si effettuano le Puje per il proprio gruppo etnico di appartenenza. Molti festeggiano in questa giornata il bue, nutrendolo e donando fiori e tika, come per gli altri animali prima di lui.
I Newar (il gruppo etnico autoctono della Valle di Kathmandu) benedicono e festeggiano la vita per se stessi tramite preghiere e Puja particolari.

Il quinto e ultimo giorno (Bhai Tika) è il giorno in cui le sorelle appongono la Tika sulla fronte dei fratelli per augurare loro una vita lunga e felice. I fratelli ricambiano con doni e denaro.

Qui finisce questa bella, allegra e colorata festività dedicata alle preghiere, alla Dea Laxmi, agli animali legati in qualche modo all’aldilà e all’amore fraterno.

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