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So di essere donna | Poetesse dal mondo | Dunya Mikhail

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Pubblicato il
20 Gennaio 2021

Oggi vi presentiamo una poesia di Dunya Mikhail.

Possiamo ritrovarci nelle sue parole, la mancanza di libertà può annientarci ma forse la poesia ci può donare le ali per volare via… Buona lettura!

Emanuela Caccia, volontaria e sostenitrice di Apeiron

L’ombra di una lacrima

Al tempo dei saluti affrettati
e della luce artificiale
l’ombra di una lacrima cala
sul cielo
né ruote che accelerano
né strade
né gomma
la possono cancellare

Sui rami spezzati
si librano uccelli indifferenti
uno di loro resta indietro
niente paura
li raggiungerà tra poco
è solo toccato dall’ombra della lacrima
spezzata sui rami.

Conosciamo meglio la poetessa di questo mese

Dunya Mikhail (Bagdad,1965) è una poetessa irachena residente negli Stati Uniti. Ha lavorato presso il giornale iracheno “The Baghdad Observer”, ma di fronte alle crescenti minacce e vessazioni da parte delle autorità irachene per i suoi scritti, nel 1990 è stata costretta a fuggire negli Stati Uniti.

Ha studiato nella Wayne State University di Detroit. Nel 2001 ha ricevuto dalle Nazioni Unite il premio per la libertà di scrittura. Mikhail sa parlare e scrivere in Inglese, Arabo e Assiro. Attualmente vive in Michigan, dove lavora come coordinatrice delle risorse arabe nel locale distretto scolastico e universitario. Ha scritto in poesia:

  1. The Diary of a Wave Outside the Sea, 1999
  2. The War Works Hard, tradotto nel 2005 da Elizabeth Winslow e tra i candidati per l’International Griffin Poetry Prize del 2006
  3. The Psalms of Absence
  4. La guerra lavora duro, tradotto nel 2011 da Elena Chiti. La traduzione è stata segnalata al Premio Marazza – Traduzione di Poesia Opera Prima nel 2012 (testo arabo a fronte, Edizioni San Marco dei Giustiniani).

Nella poesia di Dunya Mikhail l’espressione viene stravolta da un dolore anestetizzato, posto sotto auto controllo; è un dolore insonoro, non percepibile mediante il sistema nervoso centrale e periferico. È questo il motivo della insonorità di fondo di questa poesia, o meglio, della sua sonorità al massimo diapason.

Fonte: Giorgio Linguaglossa, la «Forma informe» di Dunya Mikhail

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