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So di essere donna | Poetesse dal mondo | Emily Dickinson

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Pubblicato il
20 Marzo 2021

 Oggi ci affidiamo alle bellissime parole di Emily Dickinson, poetessa statunitense considerata tra i maggiori lirici moderni. Le sue poesie sono lievi come nuvole ma arrivano dritto al cuore, brevi e intense non si lasciano dimenticare.

Buona lettura

Emanuela Caccia, volontaria e sostenitrice di Apeiron

 Sono venuta a comprare un sorriso oggi

Sono venuta a comprare un sorriso, oggi.
Non più di un singolo sorriso.
Il più piccolo sulle vostre gote
andrà benissimo per me.

Se io potrò impedire

Se io potrò impedire a un cuore di spezzarsi
non avrò vissuto invano
Se allevierò il dolore di una vita
o guarirò una pena
o aiuterò un pettirosso caduto
a rientrare nel nido
non avrò vissuto invano.

Conosciamo meglio la poetessa di questo mese

Emily Dickinson scoprì la propria vocazione poetica durante il periodo di revival religioso che, nei decenni 1840-50, si diffuse rapidamente nella regione occidentale del Massachusetts. Uno dei suoi biografi ha affermato che concepì l’idea di diventare poetessa avendo come riferimento – in termini biblici – la lotta di Giacobbe con l’angelo.
Emily Dickinson trascorse la maggior parte della propria vita nella casa dove era nata con rari intermezzi costituiti da visite ai parenti di Boston, di Cambridge e nel Connecticut. La giovane donna amava la natura, ma era ossessionata dalla morte. A partire dal 1865 iniziò a vestirsi solo di bianco, in segno di purezza, rifiutando il matrimonio. Nel 1855 compì un viaggio a Washington e a Philadelphia, dove conobbe il reverendo Charles Wadsworth, del quale si innamorò. Il suo rimase un sentimento platonico (il pastore era già sposato e aveva dei figli) e la Dickinson gli dedicò molti dei suoi componimenti.
Poco dopo il suo breve viaggio a Washington, la poetessa volle difatti estraniarsi dal mondo e si rinchiuse nella propria camera al piano superiore della casa paterna, anche a causa del sopravvenire di disturbi nervosi di tipo agorafobico. Credeva infatti che con la fantasia si riuscisse a ottenere tutto e interpretava la solitudine e il rapporto con se stessa come veicoli per la felicità.
Il secondo amore romantico della sua vita sarà per l’anziano giudice Otis Phillips Lord (1812-1884), un amico del padre defunto nonché assiduo frequentatore di casa Dickinson. Emily Dickinson morì di nefrite nello stesso luogo in cui era nata, ad Amherst, nel Massachusetts, il 15 maggio 1886 all’età di 55 anni.

Emily Dickinson è una, nessuna, centomila

Come scrive Luisa Ferretti, Emily è una, nessuna, centomila. E indossa perennemente una veste bianca…d’altronde, “Il rosso è la normale tinta del fuoco, ma chi osa guardare un’anima al calor bianco?” scrive la poetessa. Ricordiamo che il bianco è il colore che racchiude tutti i colori, proprio come il suo anonimato nasconde la vivacità di un’identità multiforme…una identità che trova l’espressione di libertà massima nella poesia.

Ecco, Emily è un fondamentalmente un poeta, ovvero: “Colui che distilla un senso stupefacente da significati ordinari”, una veggente, che vede oltre…come professavano anche Arthur Rimbaud e Charles Baudelaire.  E attraverso la poesia Emily affronta tematiche fondanti dell’esistenza umana: l’amore, che per lei è un sentimento totalizzante, quanto non vissuto; la morte, che è perdita incolmabile, ma anche volo verso l’Eternità; e Dio…Un Dio assente, immaginato come “un grande ladro”, che però Emily non smette mai di interrogare…

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