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Sherpa, non solo portatori

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Pubblicato il
20 Marzo 2020

La parola Sherpa porta la mente immediatamente alle montagne, alle scalate e ai trekking: gli Sherpa vengono identificati subito come i portatori di alta quota.

Gli Sherpa sono molto più di questo, sono un popolo fiero e forte con usi, costumi, tradizioni e lingua propria. Questi uomini e queste donne (Sherpani) costituiscono uno dei gruppi etnici del Nepal. La loro origine si perde nei secoli, ma la loro origine tibetana traspare senza dubbio dai loro tratti somatici, ma anche dalla loro cultura, la loro fede religiosa e dalle affinità linguistiche con la lingua tibetana. Questa popolazione, dopo varie migrazioni, si è insediata nella zona del Khumbu e, per distinguersi dalle altre popolazioni insediatesi in Nepal con provenienza dal Tibet, si sono loro stessi dati il nome Sherpa che significa, appunto “uomini dell’est”.

Gli Sherpa non sono portatori di alta quota come erroneamente spesso si crede, ma sono un popolo vero e proprio.

Una caratteristica fondamentale e profondamente insita nella cultura di questa popolazione è il grande rispetto verso la dignità umana. Neanche nei peggiori dei casi uno Sherpa viene esposto al pubblico disprezzo, ma gli errori vengono sempre considerati una faccenda che riguarda esclusivamente l’individuo e il proprio Karma.

Questi uomini e queste donne mal vedono i gesti eroici che considerano sempre fuori luogo: per loro è fondamentale essere miti e prudenti, potere dimostrare la loro ospitalità ed essere di aiuto. Sono questi gli attributi che aumentano il prestigio all’interno della comunità.

Originariamente gli Sherpa si occupavano di agricoltura, di allevamento del bestiame e di trasportare merci dal Tibet al Nepal e viceversa. Queste attività, dopo l’occupazione cinese del Tibet e l’apertura delle frontiere nepalesi, sono venute a mancare e gli Sherpa si sono un reinventati come portatori dei materiali per i turisti.

Questa loro nuova attività è stata resa possibile grazie alla spontanea semplicità e dalle loro straordinarie capacità fisiche dovute ad un’alta concentrazione di emoglobina e l’assenza di iperventilazione.

Oggi gli Sherpa sono diventati i fedeli, capaci e silenziosi accompagnatori di spedizioni e trekking himalayani di ogni tipo e livello. Sono loro che preparano la montagna all’arrivo degli scalatori, che portano viveri ed attrezzature ai campi avanzati e sono sempre loro che si occupano di accompagnare molti scalatori in vetta.

I tempi e le necessità hanno convinto questo popolo a mettere “i piedi in testa” alle loro divinità. Si, perché per gli Sherpa le montagne sono le dimore degli dei e arrivare in vetta è come profanare il Sancta Sanctorum delle divinità. Ogni scalata deve quindi essere preceduta da una Puja accompagnata da offerte alle divinità, alle quali così si chiede il permesso di potere salire.

Riuscire a partecipare ad una spedizione all’Everest significa per qualcuno di loro riuscire a guadagnare soldi per comprarsi una casa o comunque il sostentamento per la famiglia.

Questi grandi cambiamenti hanno modificato modo significativo la vita nella Valle del Khumbu portando conforti materiali, ma anche la perdita delle tradizioni più profonde come la lingua, gli abiti, le cerimonie. Negli ultimi decenni si è potuto assistere anche ad una sorta di divisione generazionale che porta i giovani ad ambire sempre più ai soldi “facili” delle scalate mentre le vecchie generazioni vorrebbero per i propri figli e nipoti una vita meno pericolosa e meno costellata di morti.

Queste generazioni sognano per i propri cari una vita più attenta alle proprie tradizioni e alla natura che li circonda. Un desiderio che anche noi occidentali dovremmo rispettare visitando quei luoghi con una maggiore umiltà.

Loredana

A proposito dell'autore
Loredana Jametti è Presidente di Apeiron dal 2017. Viaggia in Nepal ogni anno ed ha un forte legame con la comunità tibetana.

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