UNA MANO PER IL NEPAL

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Una Mano Per il Nepal è il blog dell’associazione Apeiron ODV, impegnata dal 1996 a migliorare le condizioni di vita delle donne, in Nepal e in Italia. Sul nostro blog leggerai storie e racconti del nostro lavoro quotidiano.

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Riflessioni di una volontaria

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Pubblicato il
29 Aprile 2019

Oggi riportiamo la bella testimonianza di Clara, ex insegnante di inglese ora in pensione che ha passato qualche settimana in Nepal insegnando inglese alle ospiti e allo staff di CASANepal. A noi sembra proprio di vederla, mentre scherza e insegna una nuova parola in inglese nella grande sala di CASANepal, o mentre siede sotto il portico a sferruzzare a maglia,  e a voi? Buona lettura!

Ci sono sempre piccole sorprese, cambiamenti, assenze e nuovi arrivi a movimentare le attività a CasaNepal.  E’ inutile agitarsi o irrigidirsi: così è, è una casa che accoglie, c’è chi arriva e chi, dopo un periodo più o meno lungo, se ne va. Si convive con questo e con cura si accoglie e si trova il modo per lavorare al meglio.

Anch’io sono arrivata a CasaNepal e sono stata accolta, ho avuto l’opportunità di condividere un pezzetto di vita con le donne ospitate insegnando la lingua inglese, per la prima volta nell’ottobre 2017 e poi di nuovo nel 2018.

Con il corso di inglese ho realizzato un progetto nuovo, inizialmente l'organizzazione ha richiesto flessibilità e pazienza, ma poi le mie studentesse hanno dimostrato la loro voglia di imparare, il loro impegno a fare del loro meglio. Io ero lì per loro, essere accogliente e flessibile è stata la condizione indispensabile.

Ho così sperimentato una “disarmonia armonica”, composta dall’accogliere la situazione che si crea e trovare gli spazi per fare qualcosa di buono, essere flessibile ma non rinunciataria. L’armonia e la vicinanza con le donne di CasaNepal è aumentata ogni giorno, fatta di piccoli gesti quotidiani, di cura, di accudimento, di scambio, di aiuto. Gesti di donne.

Quando l’anno dopo sono ritornata, sono stata accolta a braccia aperte: vivere questa esperienza dall’altra parte del mondo è una gioia piena; è stato poi facile organizzare le lezioni per lo staff e per le donne ospiti.

E’ bello, durante la lezione, osservare queste belle donne che si stanno ricostruendo un’esistenza dignitosa ed autonoma: ridono e parlano gioiose, giocando in inglese sono tornate bambine, forse bambine che hanno giocato poco, tutte ci provano, anche le più timide, anche quelle che stanno imparando le prime parole di una lingua straniera. C’è stato anche un dono inaspettato e per me sorprendente: una donna che avevo notato per lo sguardo assente, per il suo non partecipare a nessuna attività organizzata, per il suo perenne silenzio, è venuta a lezione di inglese, ha parlato e giocato con le altre. Ha sorriso.

Anche lavorare a maglia mi avvicina alle donne, facciamo la stessa cosa: sempre rigorosamente sedute per terra, a gambe incrociate, lavoriamo e chiacchieriamo. Si incrociano frasi semplici in inglese e qualcosa in nepalese, si osservano i lavori, si sfoglia insieme una delle riviste di maglia che ho portato.

La reciproca conoscenza si fa consuetudine, si snodano e sgarbugliano fili affettivi: tutti stiamo meglio se qualcuno, in qualche modo, anche piccolo, si prende cura di noi, si riceve e si dà, come si riesce, ma tutto si sente intensamente quando è così vero.

Clara

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