UNA MANO PER IL NEPAL

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Una Mano Per il Nepal è il blog dell’associazione Apeiron ODV, impegnata dal 1996 a migliorare le condizioni di vita delle donne, in Nepal e in Italia. Sul nostro blog leggerai storie e racconti del nostro lavoro quotidiano.

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Le mestruazioni ai tempi del Covid-19

Cosa è sparito per primo dagli scaffali dei supermercati italiani con lo scoppio della pandemia in marzo? 

Gel disinfettanti, naturalmente, ma anche candeggina, prodotti per la pulizia della casa e, tra le ironie generali, perfino il lievito. In Nepal le cose invece sono andate diversamente: nei piccoli villaggi remoti, già fortemente isolati dai grandi centri abitati a causa delle fragili infrastrutture, a sparire sono stati altri prodotti più indispensabili nella vita delle donne: gli assorbenti. Già prima del primo blocco totale gli assorbenti avevano iniziato a scarseggiare nelle piccole farmacie e negozietti di paese, ma dopo la riapertura temporanea delle attività, circa 2 settimane dopo, gli scaffali erano vuoti. I negozi non erano riusciti a rifornirsi, perché i trasporti erano ancora fermi.  

Questa conseguenza inaspettata del Covid-19 appare ai nostri occhi totalmente impensabile, dato che siamo abituate a poter scegliere tra decine e decine di prodotti e di marche, o a cambiare supermercato in caso di indisponibilità del prodotto. Nella peggiore delle ipotesi, qualcuna di noi si sarà rivolta ad Amazon per acquistare i beni di prima necessità.

In Nepal, non avere assorbenti e non trovarne da nessuna parte ha significato invece per molte donne dover tornare a usare pezze di stoffa e altri metodi anti igienici.

Non è un segreto, per chi conosce un po’ la società nepalese, che le donne siano già costrette ad affrontare numerose limitazioni e divieti durante il ciclo, specialmente nelle zone rurali, dove c’è una grave mancanza di consapevolezza sull’igiene mestruale. Oltretutto, gli assorbenti sono di per sé un bene di lusso e sono piuttosto costosi, quindi le donne con meno disponibilità economiche sono costrette a usare mezzi antigienici – inclusi stracci, vecchi pezzi di vestiti, persino foglie – durante il loro ciclo, aumentando così il rischio di contrarre infezioni e malattie più gravi come il cancro cervicale. Un rapporto del 2016 sulla gestione della salute e dell’igiene mestruale in Nepal ha rilevato che un’incredibile 83% delle ragazze fertili usa ancora i vestiti (indossati a strati per non macchiare quelli più esterni), mentre solo il 15% usa assorbenti (fonte: Kathmandu Post).

E ora, poiché molte parti del paese continuano dopo più di 9 mesi dall’inizio della pandemia a essere costrette a periodici blocchi dei trasporti e degli spostamenti per frenare la diffusione del Covid-19, gli attivisti per i diritti delle donne sono preoccupati che ciò abbia portato a un aumento della povertà mestruale, un fenomeno già esistente nel Nepal rurale. La scuola aveva un ruolo cruciale nel garantire una corretta igiene sanitaria alle adolescenti e a fornire gratuitamente assorbenti a chi non poteva permetterselo, ma negli ultimi mesi con le scuole chiuse ciò non è stato possibile e la maggioranza delle ragazze è tornata a usare panni improvvisati.

Purtroppo, tra i vari problemi che le donne in Nepal devono affrontare durante la pandemia, c’è anche la possibilità di dover trascorrere, in caso di positività al coronavirus, la propria quarantena in apposite strutture create dal governo per contenere il virus e fermare la catena del contagio. Numerosi rapporti hanno portato alla luce l’inadeguatezza di queste strutture, spesso situate presso gli ospedali, che ad eccezione del cibo, non sono in grado di fornire altre necessità, compreso il sapone e gli assorbenti. 

Anche senza le restrizioni imposte dal lockdown, molte ragazze e donne nelle zone rurali povere del Nepal semplicemente non hanno accesso all’acqua corrente e al sapone né hanno materiale pulito per potersi produrre assorbenti lavabili e, anche quando lo fanno, molte si ritrovano ad affrontare lo stigma in casa, trovandosi a vivere una vita quotidiana ancora più difficile. Molte di loro, come sappiamo, sono costrette a trascorrere il periodo del ciclo nelle “Chaugoth”, capanne improvvisate dove oltre agli enormi rischi igienici devono affrontare da sole freddo e animali selvaggi. Ma anche se non vengono sottoposte a Chaupadi, come ad esempio nelle città o nella grande capitale Kathmandu, anche le donne appartenenti a famiglie istruite e benestanti sono ancora considerate (o si considerano loro stesse) “nahhuni”, intoccabili, durante le mestruazioni. Non possono toccare gli oggetti comuni in casa, entrare in cucina e nella sala di preghiera, toccare i membri maschi della famiglia. C’è una grande pressione mentale da parte della famiglia e dei membri della comunità per mantenere vive queste norme e pratiche di intoccabilità: spesso, il mancato rispetto porta all’ostracismo.

Lo stigma del ciclo ha a lungo rovinato la vita di giovani donne e ragazze in Nepal: negli ultimi anni sono stati fatti enormi passi avanti dal Governo e dalla società per contrastare pratiche dannose come il chhaupadi, ma la pandemia sta peggiorando le cose. Se non si interviene per aiutare le ragazze ad affrontare le mestruazioni in modo sicuro, igienico e dignitoso, il graduale progresso del Nepal nell’affrontare tabù e stigma sulle mestruazioni rischia di essere vanificato.

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