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Caste, una tradizione tra fascino e ingiustizia

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Pubblicato il
2 Dicembre 2019

Il sistema delle caste in Nepal è stato ufficialmente abolito nel 1962, ma questo non ha impedito che tale sistema gerarchico continui ancora oggi a dettare legge nella quotidianità. La religione induista stessa, ad esempio, impedisce l’abrogazione delle caste.

Le principali caste sono chiamate Varna, che significa “colori”, perché ognuna ha il suo colore di appartenenza. Il termine casta, che deriva dalla lingua portoghese, si traduce in sanscrito come “nascita”. Nascere, quindi, per gli induisti significa anche entrare a fare parte di una casta. La casta non si sceglie, ma è determinata dalla famiglia di appartenenza, dal cognome, dal mestiere, dal colore della pelle.Le caste principali sono quattro:
Brahmani – i sacerdoti – colore bianco
Kshatriya (Chetri) – i guerrieri e i nobili – colore rosso
Vaisya – gli agricoltori, commercianti e artigiani – colore giallo
Shudra – mezzadri e servi – colore nero

Ogni casta si divide poi in molte altre sotto-caste, e sono così tante che diventa impossibile nominarle tutte!

Ci sono poi le persone nate fuori da una qualsiasi casta che sono i Dalit (gli oppressi) o intoccabili.
Sono questi fuori casta che portano i pesi più pesanti per quanto riguarda i rapporti e i mestieri da svolgere.

I Dalit lavorano il cuoio e secondo la legge induista chiunque tratti pelli animali è impuro. Cremano i defunti, rimuovono gli animali morti, ripuliscono le fogne e sgombrano le latrine. Questi mestieri passano di padre in figlio e gli stessi figli quindi rimangono impuri anche quando riescono ad avere un lavoro più decoroso, come ad esempi lavorare nei campi.

Una volta le case dei Dalit dovevano essere costruite in posizioni tali che il vento non potesse portare il loro odore verso i quartieri dove abitavano persone di più alta casta. Non potevano attingere acqua da un pozzo pubblico perché lo avrebbero reso impuro. Nemmeno l’ombra di un Dalit poteva toccare l’ombra di un Bramino perché avrebbe inquinato la purezza di quest’ultimo, e così dovevano stendersi a terra e a debita distanza, per lasciare passare il Bramino senza che le due ombre si toccassero.

I Dalit non potevano nemmeno essere cremati.

I tre punti chiave che dominano la vita di casta sono i pasti, il matrimonio e il culto religioso. Chiunque può ricevere il cibo da un Bramino, ma per il Bramino accettare cibo da una persona di casta inferiore equivarrebbe a ricevere ed accettare cibo impuro.

Non ci si può sposare fra appartenenti a caste diverse per non infrangere l’equilibrio delle cose.

Officiare riti di culto è riservato ai Bramini, ai Kshatrya e i Vaisya, ma già agli Shudra (i servi) non è permesso offrire sacrifici agli Dei e spesso viene impedito loro anche di entrare nel tempio.

I primi cenni al sistema delle caste si trovano nei Veda (ca. 1500 a.C.) che costituiscono la base dei testi Indu.
Anche la Bhagavad Gita fa riferimento alle caste e le Leggi di Manu definiscono con precisione i diritti e i doveri delle quattro caste.
La loro gerarchia viene spiegata anche attraverso un antico mito che dice che le principali caste sono emerse da un essere primordiale (c’è anche chi sostiene da Bhrama). Dalla sua bocca provengono i Brahmani, i sacerdoti e gli insegnanti, dalle sue braccia gli Kshatriya, re, nobili e guerrieri. Dalle sue cosce i Vaisya, commercianti ed artigiani e dai suoi piedi i Sudra, i lavoratori comuni.
Questo essere primordiale non rivendica la paternità dei Dalit, che sono troppo legati ad un concetto di impurità per farne parte.

Molte storie e leggende potrebbero essere raccontate sulla gerarchia delle caste e le loro sotto caste, che ancora oggi determinano molti rapporti sociali e di appartenenza. Tutte con una forte componente di fascino anche se, per noi occidentali, spesso intrise di ingiustizie.
L’istruzione, il contatto con altre mentalità e punti di vista differenti, vanno piano piano rendendo possibili rapporti ed amicizie che in tempi passati sarebbero stati impossibili. Il sistema delle caste rimane comunque anche oggi un forte vincolo che condiziona e limita molte cose e persone, a volte in modo davvero impensabile.

Loredana

A proposito dell'autore
Loredana Jametti è Presidente di Apeiron dal 2017. Viaggia in Nepal ogni anno ed ha un forte legame con la comunità tibetana.

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