UNA MANO PER IL NEPAL

CHI SIAMO

Una Mano Per il Nepal è il blog dell’associazione Apeiron ODV, impegnata dal 1996 a migliorare le condizioni di vita delle donne, in Nepal e in Italia. Sul nostro blog leggerai storie e racconti del nostro lavoro quotidiano.

Sul nostro sito puoi trovare tutto sui nostri progetti.

PARTECIPA

Ti interessa il nostro lavoro e vorresti dare una mano? Ecco come puoi fare:

Scrivi per noi
Diventa amico di Apeiron
Dona ad Apeiron

CONTATTACI

Apeiron ODV
Via Oneglia 55
Cesena, Italia
info@apeironitalia.it
apeironitalia.it

Insieme per contrastare gli effetti del Coronavirus

Tempo di lettura
Scritto da
Inserito in
Pubblicato il
10 Ottobre 2021

“Da quando non ho più notizie di mio marito, ho iniziato a lavorare a giornata nei cantieri e nei campi per poter assicurare una sopravvivenza minima ai miei tre figli.  A causa del lockdown non sono potuta uscire per motivi di lavoro e tutti i lavori di costruzione sono stati interrotti nella zona in cui vivo. All’inizio del lockdown, sono stata costretta ad usare i soldi risparmiati per la scuola dei miei figli. Pensavo di farcela, ma poi c’è stata la seconda ondata e io avevo finito i risparmi. Ho chiesto aiuto, ma mi hanno detto che il governo non aveva pianificato aiuti alle famiglie in stato di bisogno. Nessuno è venuto a sostenerci in una situazione così difficile e delicata. Ho chiesto alla famiglia di mio marito di farmi un prestito per un paio di mesi, ma anche loro hanno rifiutato. Ero davvero troppo preoccupata! Ogni giorno sentivo che nel mio quartiere le persone stavano morendo per via del Coronavirus. Ero preoccupata che saremmo morti di fame.

Il supporto che ho ricevuto ha fornito nuova speranza a me e alla mia famiglia. La spesa fornita verrà utilizzata per più di due mesi e metterò da parte la somma di denaro che mi è stata donata per poterla utilizzare in futuro. Spero proprio nel frattempo di trovare anche un lavoro in modo da poter guadagnare e risparmiare qualcosa.”

La seconda ondata di pandemia da COVID-19 ad Aprile 2021 si è abbattuta sul Nepal in maniera ancora più devastante di quella precedente causando un improvviso aumento del numero di nuove infezioni e decessi, che rappresenta una seria minaccia per il Paese.
L’epidemia ha colpito numerose aree geografiche del paese, in primis quelle al confine con l’India, infierendo sulle persone più vulnerabili. La nuova variante ha infettato più giovani e bambini di prima e li ha fatti ammalare più gravemente. Durante il picco di contagi, gli ospedali dell’intera nazione erano traboccanti di pazienti affetti da coronavirus e dovevano affrontare la carenza di medicinali essenziali, ossigeno, letti e attrezzature. La gestione dei casi è stata difficile poiché i posti per i trattamenti specifici negli ospedali si sono esauriti quasi subito.
Anche se ultimamente la situazione è migliorata, il Paese continua a rilevare migliaia di nuovi positivi al giorno e ormai il conteggio delle infezioni a livello nazionale ha superato le 777 mila unità (di cui 26mila attivi a metà settembre). La pandemia ha colpito tutti gli strati della società, soprattutto le persone vulnerabili (donne, anziani, disabili, e persone che vivono sotto la soglia di povertà), causando impatti sia sanitari che economici.
Apeiron, per quanto possibile in questa situazione di emergenza e considerando che non siamo una realtà specializzata in interventi umanitari, non ha perso tempo ed abbiamo subito iniziato a programmare diverse azioni urgenti per portare aiuto alle persone più fragili. Grazie al prezioso contributo di tanti sostenitori privati, all’Associazione Eco Himal, e al fondamentale sostegno di Associazione Giuliano De Marchi per il Nepal, Scarpa e Fondazione Pro.sa abbiamo potuto portare un aiuto concreto a centinaia di persone in difficoltà e a fare la nostra parte per fermare i tragici effetti della pandemia. Ecco cosa siamo riusciti a fare in questi mesi:
  • In coordinamento con l’Associazione locale Arpan Poverty Alleviation, abbiamo organizzato la distribuzione di kit sanitari e beni alimentari per 60 famiglie residenti nella baraccopoli di Baneshwar, nella periferia di Kathmandu proprio sulla riva del fiume Bagmati. Le donne coinvolte e le loro famiglie hanno ricevuto una importante scorta di sapone, disinfettante, assorbenti, guanti, mascherine e un saturimetro per nucleo familiare, oltre a scorte di viveri (riso, zucchero, sale e olio). Questi beni sono essenziali per le persone che, vivendo in condizioni di estrema miseria, non possono spostarsi per le spese quotidiane a causa del lockdown e non possono nemmeno correre all’ospedale più vicino, ormai affollato e non in grado di rispondere ad ulteriori richieste. Purtroppo la maggior parte dei beneficiari svolgeva lavori molto umili, pagati a giornata, e così quasi tutti si sono nuovamente ritrovati senza lavoro a causa del blocco nazionale che ha arrestato tutte le attività.

 

  • In collaborazione con Bhim Laxmi Engineering & Consultant Pvt Ltd, un’organizzazione locale di recente costituzione, siamo poi intervenuti anche nella zona del Terai, vicino ai confini indiani, dove 50 donne in stato di estrema necessità hanno ricevuto un supporto tramite contanti (cd. Fondi Flessibili), distribuzione di derrate alimentari ed altri materiali, come i dispositivi di sicurezza contro il contagio da coronavirus.

“Da quando il virus si è diffuso la mia vita è stata messa totalmente sottosopra. Ero davvero disperata perché non trovavo nessuno disposto ad aiutarmi ed ho pensato che fosse meglio morire il prima possibile a causa della pandemia piuttosto che morire di stenti. Quando mi hanno chiamata per ricevere il sostegno e non ci potevo credere: le mie preghiere quotidiane a Dio sono state finalmente esaudite. Non ho più voglia di morire” – Karina, una delle 50 donne che hanno ricevuto il supporto

  • Il coinvolgimento diretto della comunità è stato un passo fondamentale per garantire il successo di un intervento che vuole migliorare le condizioni di vita di altre persone, soprattutto se appartenenti a contesti così differenti dai nostri. Anche per quest’attività sono stati condotti diversi incontri in remoto con i gruppi di donne che avrebbero ricevuto il sostegno (contanti, derrate alimentari e dispositivi di sicurezza). Questi incontri sono stati l’occasione per comprendere meglio le difficoltà quotidianamente vissute dalle donne del posto a causa della pandemia. Molte delle partecipanti agli incontri hanno raccontato di avere problemi di vera sopravvivenza, come nutrire quotidianamente i loro figli e gli altri membri della famiglia. D’altra parte, molte lamentavano anche il fatto che, avendo il lockdown limitato il movimento delle persone, erano diventate ancora più dipendenti dai mariti e/o dai suoceri e costrette a rimanere in una relazione abusiva in assenza di alternative. Molte di loro stavano soffrendo di uno squilibrio di reddito a causa del blocco, poiché i datori di lavoro hanno chiuso gran parte delle attività. Grazie al confronto diretto con le autorità locali e con le donne beneficiarie, abbiamo compreso che in quel momento oltre ai fondi flessibili era importante fornire anche un supporto in natura: questo non solo perché a causa della pandemia l’approvvigionamento di beni di consumo era molto difficile in quelle zone remote, ma anche perchè a causa del sistema patriarcale molte delle destinatarie del contributo economico non avrebbero potuto utilizzarlo in autonomia.

 

  • Infine, insieme al nostro partner storico, Apeiron Nepal, abbiamo deciso di intervenire in tre municipalità nella provincia di Bagmati: Municipalità Rurale di Thakre del distretto di Dhaging, Municipalità di Kageswori Manohara e Municipalità di Shankarapur, entrambe del distretto di Kathmandu, dove siamo da anni presenti con progetti educativi e di contrasto alla violenza di genere e dove si sono registrati sia i livelli più alti di casi di Covid-19 sia il numero più alto di morti. In queste zone sono stati consegnati Dispositivi di Protezione Individuale per gli operatori sanitari di prima linea (tute e visiere protettive) nonché numerose attrezzature (regolatori per le bombole di ossigeno, letti ospedalieri e cardiofrequenzimetri) agli ospedali locali per far fronte all’emergenza. Sia i beneficiari diretti del progetto sia l’intera comunità residente nell’area di intervento hanno potuto quindi beneficiare dell’intervento!

*

I commenti dovranno essere approvati prima della pubblicazione.

Condividi