UNA MANO PER IL NEPAL

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Una Mano Per il Nepal è il blog dell’associazione Apeiron Onlus, impegnata dal 1997 a migliorare le condizioni di vita delle donne, in Nepal e non solo. Sul nostro blog leggerai storie e racconti del nostro lavoro quotidiano.

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In viaggio con la Gentile

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18 Gennaio 2020
Commenti 10

Questa settimana sul blog Lorena, donatrice di Apeiron, racconta la sua esperienza di viaggio nel piccolo Stato himalayano in occasione dell’inaugurazione della nuova CASANepal. Un viaggio emozionante con altre 7 “Nepalotte”, come si definiscono scherzosamente, e un’accompagnatrice speciale: l’amica Elena Gentile, scomparsa prematuramente qualche anno fa. Grazie ad Elena e al lascito testamentario fatto ad Apeiron, è iniziato il lungo cammino verso la costruzione di un nuovo edificio di proprietà per ospitare il progetto faro dell’Associazione. Siamo certe che continui ad accompagnarci nel viaggio, e che ci sia un po’ di lei ovunque tra le mura di quella CASA, nel cortile, nelle stanze. Buona lettura!

Questo è il tempo della rielaborazione. Calmatisi l’euforia delle emozioni, la rivoluzione speziata dei sapori e l’ebbrezza dei colori, depositatisi i sedimenti di tutto quello che abbiamo vissuto noi “ragazze del Nepal” (altrimenti dette “le nepalotte”), mi pare quasi impossibile raccontare la nostra avventura. Da dove cominciare? Direi da quel fatidico 15 novembre 2019 quando ci siamo incontrate nell’atrio dell’aeroporto Marco Polo, noi 8 tutte donne per la maggior parte Cadorine. Ci siamo aggregate a poco a poco al richiamo di Laura e Rosanna; stiamo aspettando il nostro aereo e guardo le facce delle mie amiche di vecchia data (Laura e Rosanna) e i volti delle altre 5 ancora sconosciute, amiche chi dell’una chi dell’altra…e in mezzo a noi fluttua impalpabile, invisibile, arrivata da lontano ma presente più che mai: la Gentile.
Laura ed io ci guardiamo con un guizzo negli occhi: ecco, anche lei ha fatto il check in. E’ con noi, si parte. Chi l’avrebbe detto, mannaggia!
La dottoressa Elena Gentile, quand’era in vita mai mi avrebbe portata con sé in simili avventure… “Mai fidarsi della Sandonà” diceva sempre, perché mi riteneva inaffidabile, troppo spesso infatti i miei impegni familiari mi impedivano di assecondare le sue iniziative di donna libera e, sopraffatta da problemi di marito e figli, all’ultimo momento le davo buca. In montagna poi non mi ci portava proprio: troppo grassa e troppo lenta…mentre lei era asciutta, tonica, uno scricciolo pieno di energia. Aveva sempre una specie di frenesia di correre, di mettersi alla prova, forse di bruciare intensamente il suo tempo di vita; aveva il mito della forma fisica: su e giù per i sentieri di montagna, in bici, o con gli sci ai piedi, tenace e instancabile, tornava dai suoi giri distrutta, stremata dalla fatica e pienamente appagata. Ebbene cara Elena, stavolta sono più vecchia e forse anche non perfettamente in salute, oltre che come sempre inesorabilmente sovrappeso, ma questa non me la voglio perdere e lo faccio per te.

Il nostro viaggio ha toccato i luoghi più suggestivi della valle di Katmandu, senza sforzo, con una naturalezza insperata, abbiamo condiviso la scoperta di cibi, riti culture ed emozioni di un paese affascinante e accogliente. Ci siamo inoltrate nei villaggi, per i campi, per le vie, nei luoghi di culto, abbiamo incontrato donne dai colori vivaci come fiori, dal sorriso leggero e dolce, che portavano in braccio bambini bellissimi; tutti loro non si sottraevano alla nostra meraviglia e si lasciavano fotografare, mostrando anzi con la loro curiosità mai invadente, che i marziani eravamo noi, con la nostra andatura, le nostre scarpe, i nostri vestiti complicati, la lingua incomprensibile e le nostre attrezzature fotografiche.

Il primo contatto con Apeiron l’abbiamo il terzo giorno dal nostro arrivo, appena compiuto l’emozionante volo sopra la catena dell’Himalaya e devo dire che l’esperienza presso l’associazione non è meno coinvolgente. Barbara ci accoglie con calore e presenta le finalità di Apeiron in relazione alla condizione femminile, i progetti e le varie attività  e in particolare una sintesi del progetto di costruzione di CASANepal iniziato dopo l’importante lascito di Elena. Una parte di noi conosce il percorso degli ultimi 6 anni. Da quando Elena non c’è più ogni anno in Novembre Laura e Rosanna riuniscono un gruppo di amici e li aggiornano sull’avanzamento del progetto. Ogni volta ricordiamo la nostra amica e il suo proposito di aiutare le donne nepalesi e condividiamo la speranza di veder realizzato il suo sogno e la voglia di potervi contribuire.

Per una strana coincidenza (ma non credo lo sia) oggi è proprio il 18 novembre ed Elena avrebbe compiuto 64 anni…nei suoi sogni ora sarebbe in pensione e farebbe la ginecologa qui in Nepal. La malattia rapida e crudele le ha sottratto il futuro ma il suo sogno rivive oggi. La sentiamo ancora una volta qui in mezzo a noi, mentre con caparbietà sulla guida delle parole di Barbara appunta l’incedere passo passo dell’intero progetto, dall’acquisto del terreno edificabile, alla stesura del piano costruttivo, alla gara per l’aggiudicazione dei lavori e alle diverse fasi di realizzazione, compresi i problemi locali imprevedibili. Pare di rivivere una salita in montagna, con Elena sempre davanti, caparbia e tenace, e noi più in giù con la lingua fuori. Mi pare che siamo arrivati in cima, lei si gira e ci sorride…e la commozione ci soffoca.

Un salto in sartoria e ci proviamo dei vestiti nepalesi confezionati dalle abili mani delle nostre amiche di CASANepal. Vogliamo essere pronte per la cerimonia tra sei giorni e la gioia per la festa che verrà ci sta già contagiando.

E arriva il giorno atteso dell’inaugurazione: il 24 Novembre. Un’emozione.

Abbigliate con i nostri vestiti sgargianti (dopo una decina di giorni dal nostro arrivo non possiamo non adeguarci ai colori di questo paese) ci presentiamo a questo felice avvenimento. Entriamo ad una ad una, accolte dalle piccole “panciomani” agghindate come bamboline che cingono il nostro collo con la collana di tageti, ci segnano la fronte con i colori della benedizione, ci porgono una sciarpetta colorata con impresso un mantra e donano ad ognuna un mazzo di fiori. Sul vialetto di ingresso a CASANepal ci soffermiamo ad ammirare la targa che recita: “Ci vogliono le mani per costruire un’abitazione, ma solo il cuore può costruire una casa, – In memoria dell’amica Elena.”

Il gruppo di italiani sostenitori, venuti dal Trentino Alto Adige e dalla Lombardia si accomoda nella sala riunioni dove Barbara, in un sontuoso abito giallo chiaro presenta a tutti gli ospiti la situazione femminile in Nepal, i progetti di Apeiron, le iniziative internazionali per la prevenzione della violenza di genere e per l’accoglienza delle vittime di situazioni di abuso e maltrattamenti, ricordando che la settimana sarà universalmente fiorente di spot e richiami al problema da parte di molte nazioni nel mondo. Introduce poi il programma di visita alla casa parlando della situazione precedente caratterizzata da una disponibilità all’accoglienza più modesta, presso abitazioni in affitto, con precarietà di contratti. Il progetto di costruzione della Casa è iniziato grazie all’impulso dato dal lascito di Elena, che ha consentito di acquistare il terreno; il resto è avvenuto quasi per miracolo, grazie alla passione e alla generosità di molti e alla tenacia delle persone del posto…

Terminata la presentazione ci accomodiamo brevemente in giardino dove ci vengono servite delle frittelle dolci e frutta fresca. Prima di iniziare il percorso di visita, nel cortile un santone inizia un lungo rituale propiziatorio, recitando preghiere antiche in sanscrito e procedendo a benedire singolarmente ognuna di noi, ricevendo dalle sue mani il segno sulla fronte, una collana di filo colorato, un bracciale in cotone annodato al polso e alcuni spicchi di mandarino nelle mani. Quando ciascuna di noi è stata benedetta, ci inoltriamo con tutto il personale dello staff, le abitanti della casa e gli ospiti nei diversi locali. Vediamo così i piccolini giocare nell’asilo con la maestra, ci accompagnano poi nelle stanze, nel laboratorio, nella cucina dove si sta preparando il pranzo nepalese, saliamo sulla terrazza della casa da dove si vedono gli orti delle abitazioni vicine. Alcune giovani mamme stanno lavorando con ferri da calze e gomitoli colorati.

Si è fatta l’ora di pranzo, il cibo caldo preparato dalle donne di CASANepal ci viene offerto in un ricco buffet, lo consumiamo in allegria con tutti i partecipanti, stavolta qualche lacrima mista a risate è dovuta al peperoncino usato con generosità nel piatto di carne…..Fuori vicino all’ingresso ci invitano a visitare una bancarella con i prodotti artigianali opera delle donne della Casa. Come api vicino al miele, tutte si tuffano ad ammirare i manufatti geniali e di qualità, acquistando un pezzetto di Nepal da portare con sé e da regalare agli amici al rientro in Europa.

La giornata ricca di emozioni e gioia si conclude con una cerimonia festosa; lo staff della Casa ci ringrazia personalmente, offrendoci un biglietto artistico costruito con mani pazienti e creative. Aprendo il cartoncino, si materializza la sagoma della casa, così anche tornate in Italia ci ricorderemo di questa giornata e la porteremo nel cuore. Segue poi la distribuzione a ciascun ospite della Casa (mamme e bambini) di pacchetti regalo contenenti giochi e peluche morbidi; a consegnare i doni sono due bambini italiani che compresi nell’importante incarico, raccolgono i ringraziamenti, gli applausi e la gioia di tutti.

Usciamo con un sospiro soddisfatto. E’ andata nel migliore dei modi. Il motivo per cui siamo partite si è compiuto. Possiamo esserne fiere.

Rimane una riflessione sulla nostra avventura. Siamo a Doha in scalo, in attesa di un aereo che stavolta ci riporti a casa. Abbiamo un’aria un po’ stropicciata, ma mi accorgo che anche stavolta la magia della Gentile si è ripetuta. E’ successo ancora come nel passato che, unito nel nome di Elena o per causa sua, un formidabile gruppo di donne si sia coagulato trovando affinità nella diversità, armonia e una “sorellanza” straordinaria. Esattamente come in occasione della sua malattia, quando abbiamo condiviso il cammino doloroso, ma in fondo in tutta la sua vita, Elena, che non si è mai sposata, che aveva una famiglia naturale lontana e piuttosto assente, ha sempre saputo costruire intorno a sé runa rete di amicizie profonde e legami affettivi importanti, unendo le persone tra loro.

Ora anche noi 8 Nepalotte, non siamo più solo occasionali compagne di viaggio, ma siamo entrate nel clan delle amiche di Elena: donne care e sorelle.

LORENA SANDONA’

 

*

I commenti dovranno essere approvati prima della pubblicazione.

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Commenti (10)
  • Laura

    Commovente e realistico.
    Grazie, Lorena❤️

    • Grazie a te Laura, di cuore!

  • Barbara De matteis

    Ad Elena piacevano le sfide.
    Grazie a voi che la ricordate come merita.
    🌸 Barbara De Matteis

  • Iole

    da Iole, amica della mamma di Elena e mamma di Laura….
    Ho letto tutto il racconto di Lorena che mi ha fatto partecipare a ciò che ha descritto
    Commossa ringrazio Apeiron e Lorena

    • Cara Iole, siamo noi a ringraziarti per il tuo affetto e il tuo sostegno!

  • Tardella

    Brava Lorena grandi emozioni anche per noi, da lontano
    Gianandrea

  • Silvana

    Grazie a voi ragazze per la commovente ed intensa dimostrazione in nome di Elena