UNA MANO PER IL NEPAL

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Una Mano Per il Nepal è il blog dell’associazione Apeiron Onlus, impegnata dal 1997 a migliorare le condizioni di vita delle donne, in Nepal e non solo. Sul nostro blog leggerai storie e racconti del nostro lavoro quotidiano.

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Il Nepal, un posto che posso chiamare casa

Apeiron è legata a Giacomo d’Orlando da una forte amicizia, che dura ormai da tanti anni… in questi mesi il nostro amico si trova in Nepal, dove avrebbe dovuto portare avanti il suo lavoro di documentazione fotografica per Apeiron, nonché i suoi numerosi progetti fotografici personali.

L’emergenza mondiale legata al Covid-19 ha purtroppo stravolto i piani di tutti, anche quelli del nostro amico fotografo, quindi abbiamo approfittato di questa quarantena per farci raccontare nuovamente la sua esperienza e di come essa si è evoluta negli ultimi anni. Buona lettura a tutti!

Mi chiamo Giacomo d’Orlando e sono un foto-reporter italiano specializzato in documentari di carattere sociale e ambientale. Dal 2015 lavoro fianco a fianco con Apeiron seguendo la parte fotografica dell’ ONG, documentando sul campo i loro progetti in Nepal.

Tutto è iniziato quando ho conosciuto Barbara nel 2014 a Verona. All’epoca lavoravo da 3 anni in uno studio fotografico pubblicitario della mia città e stavo pensando a come sviluppare la mia professione dal punto di vista umano e sociale.

Dopo aver incontrato Barbara rimasi affascinato dalla determinazione e dalla passione che traspariva nelle sue parole mentre parlava dei progetti di Apeiron in Nepal.

Entusiasta per questa nuova opportunità, a Marzo 2015 decisi di partire per un viaggio di 3 mesi a Kathmandu dove mi sarei confrontato per la prima volta con tutto lo staff di Apeiron.

All’epoca l’ufficio non era grande e ci lavoravano dentro solamente 4 persone, ma ognuno aveva la stessa determinazione che avevo visto in Barbara. Iniziai pian piano a conoscere gli aspetti culturali di una struttura sociale che non avrei mai pensato essere così complessa e a vedere con i miei occhi come questa piccola ONG aiutasse moltissime persone in difficoltà.

In quel momento capii che da un’esperienza del genere avrei potuto raccogliere molto a livello umano e che quella era la strada giusta da percorrere se volevo capire veramente la realtà di questo paese per me nuovo.

Dopo aver assimilato tutte le sfaccettature di questo progetto, ne rimasi incuriosito a tal punto di pensare di costruire un documentario basato su CASANepal e la piaga della violenza di genere in Nepal.  Purtroppo, a poche settimane dal mio arrivo a Kathmandu, si verificò un evento catastrofico inaspettato, che ha sconvolto i miei progetti e cambiato la mia vita.

Ovviamente, psicologicamente impreparato ad una situazione d’emergenza, il terremoto ha modificato il mio modo di vedere le cose, cambiando le mie priorità quotidiane e creando un legame profondo con il Nepal. In quel momento di difficoltà mi sentii legato a questo Paese come se fosse il mio, avevo la sensazione di poter capire quello che la gente provava solo guardandola attraverso i loro occhi. Da quel 25 Aprile 2015,  crebbe dentro di me la consapevolezza che quelle non sarebbero state le mie ultime settimane in Nepal.

Una volta ritornato in Italia, sentivo il bisogno di terminare quello che avevo iniziato, e senza pensarci due volte, nel 2016 tornai in Nepal, sempre al fianco di Apeiron. Non avrei mai immaginato che dalla prima volta che misi piede in Nepal ci sarei tornato per altre 4 volte in 5 anni.

Ogni volta che tornavo, notavo con soddisfazione che il nucleo dell’organizzazione continuava a crescere di pari passo con i loro progetti, che sempre più vengono apprezzati per l’aiuto che forniscono alla comunità locale. Dopo 3 anni, riuscii finalmente a terminare “Save the women, save the world”, un documentario fotografico basato sulle storie delle donne vittime di violenza e sul lavoro quotidiano che lo staff di Apeiron svolge per aiutarle.

Portare a termine questo progetto è stato particolarmente complicato a causa della difficoltà da parte delle donne d’aprirsi e fidarsi nuovamente di fronte ad una figura maschile, ma il supporto giornaliero che mi è stato offerto ha reso il tutto più semplice. Questo documentario non solo evidenzia il lavoro straordinario che Apeiron sta portando avanti da anni, ma mette sotto la lente d’ingrandimento un vera e propria piaga sociale che spesso viene trascurata. Il motivo per cui ho voluto realizzare “Save the women, save the world” è quello di aumentare la consapevolezza su questo argomento difficile, facendo capire come l’uguaglianza di genere e le pari opportunità siano fondamentali per costruire una società sana e forte.

Secondo la mia opinione, oggi come non mai, in un mondo che si sta sgretolando sotto i nostri piedi a causa delle pressioni dell’essere umano su madre natura, abbiamo bisogno di essere uniti come società, e tutto ciò non può verificarsi se all’interno di questa società non c’è parità tra i sessi.

Apeiron e i nepalesi mi hanno dato molto in questi anni, aiutandomi a crescere dal punto di vista professionale e soprattutto umano, come una famiglia che si prende cura di te, per questo senza mezzi termini posso dire che il Nepal è diventato a tutti gli effetti un altro posto che posso chiamare casa.

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