UNA MANO PER IL NEPAL

CHI SIAMO

Una Mano Per il Nepal è il blog dell’associazione Apeiron ODV, impegnata dal 1996 a migliorare le condizioni di vita delle donne, in Nepal e in Italia. Sul nostro blog leggerai storie e racconti del nostro lavoro quotidiano.

Sul nostro sito puoi trovare tutto sui nostri progetti.

PARTECIPA

Ti interessa il nostro lavoro e vorresti dare una mano? Ecco come puoi fare:

Scrivi per noi
Diventa amico di Apeiron
Dona ad Apeiron

CONTATTACI

Apeiron ODV
Via Oneglia 55
Cesena, Italia
info@apeironitalia.it
apeironitalia.it

Come useremo il nostro potere? Il racconto della Women Deliver Conference

Tempo di lettura
Inserito in
Pubblicato il
15 Luglio 2019

Hauwa

Hauwa è una giovane diciottenne nigeriana. Quattro anni fa, appena iscritta alle scuole superiori, alcuni militanti del gruppo islamico Boko Haram fanno irruzione nel suo villaggio e la pretendono in sposa. Quando i genitori rifiutano di lasciar andare la figlia, vengono entrambi trucidati di fronte ai suoi occhi. Dopo aver distrutto la scuola, i ribelli portano Hauwa insieme ad altre 150 ragazze, molte delle quali amiche e compagne di classe, nei loro accampamenti all’interno della foresta di Sambisa. Hauwa e le compagne sono sottoposte quotidianamente a torture e stupri di gruppo.

Dopo due anni di prigionia – e al nono mese di gravidanza – Hauwa riesce finalmente a fuggire attraverso la foresta e una serie di villaggi prima di arrivare alla relativa sicurezza della città di Maiduguri. Lì trova il coraggio di raccontare la sua storia e grazie all’aiuto di un’organizzazione locale. Hauwa, dopo qualche mese di riabilitazione, torna a scuola.

Nel Marzo 2018 Hauwa prende il suo primo aereo alla volta degli Stati Uniti dove condivide nuovamente con enorme coraggio la sua storia, questa volta davanti a 32 membri del Congresso e alla Commissione ONU sullo Status delle Donne.

Nice & Theo

Nice è invece una donna masai del Kenya che era destinata alla mutilazione genitale femminile in giovanissima età. Se è riuscita a sottrarsene, è stato solo grazie alla sorella, che si è sacrificata al suo posto, dandole il tempo di arrampicarsi su un albero lontano da casa, e ad uno zio complice che ha accettato il rischio di essere contagiato dal disonore nascondendola in casa per settimane. Emarginata dalla comunità per l’assenza di quel che lei chiama semplicemente il “taglio”, Nice ha poi trovato il coraggio di contrastare apertamente questa terribile pratica ed ha ottenuto numerosi premi internazionali per il suo tenace attivismo.

Theo, cittadina del Ghana, racconta invece di come ha scoperto della pratica del breast ironing, la bruciatura del seno ancora praticata in diversi stati africani e diventata tristemente nota per la sua ampia diffusione tra gli immigrati residenti nel Regno Unito. Theo era a casa dei nonni per le vacanze scolastiche quando ha visto la cugina maggiore di qualche mese scomparire con la nonna dentro la cucina. “Ho spiato dal buco della serratura ed ho visto la nonna che scaldava una pietra sul fuoco, poi, ancora incandescente l’ha pressata sul seno di mia cugina che è svenuta dal dolore”. Theo sapeva che sarebbe presto toccato a lei ed ha deciso di affrontare la nonna urlando a squarciagola che non si sarebbe mai sottoposta a questa stupida tortura. Theo, ora un’attivista a livello mondiale, conclude “in definitiva questa ed altre pratiche non sono che il riflesso di una dinamica di potere che esige sottomissione femminile e controllo completo sulla sessualità delle donne e delle ragazze. Io non ci sto!”.

Hadiqa è una diciassettenne pakistana, ma da anni già conosciuta per la sua instancabile lotta contro il matrimonio infantile. “Quando la mia migliore amica mi ha detto che si sarebbe sposata avevamo solo 12 anni. Tutte noi compagne di classe ci siamo eccitate all’idea perché organizzare nozze tra le nostre bambole era da tempo uno dei nostri giochi preferiti. Ma ci è stato presto chiaro che non c’era nulla di eccitante nello sposarsi così giovani.

Alla mia amica del cuore non è più stato permesso venire a scuola e dopo poche settimane mi è stato impedito di andarla a trovare” racconta Hadiqa dal palco con vigore. Subito dopo, una giovane donna indiana, Lucky, si presenta sul palco con il suo saree rosso fiammante appeso ad un manichino, era l’abito nuziale indossato da bambina quando è stata costretta a sposarsi per volere dei genitori. “Io sono stata fortunata, mio marito non è violento, insieme siamo riusciti a costruire una famiglia. Ma a causa del precoce matrimonio non ho potuto continuare gli studi e realizzare nessuno dei tanti sogni che cullavo dall’infanzia.”  

La Women Deliver Conference, una vera Cattedrale della Parità di Genere

Le spose bambine affrontano sfide enormi perché non sono né fisicamente né emotivamente pronte a diventare mogli e madri. Isolate e con libertà limitata, le spose bambine vengono private dei loro diritti fondamentali in materia di salute, istruzione e sicurezza.

Ogni anno sono almeno 12 milioni le ragazze che si sposano prima del raggiungimento della maggiore età. Significa 23 bambine al minuto, circa una ogni due secondi.

Queste sono solamente alcune delle incredibili storie di donne e uomini coraggiosi che negli anni hanno sfidato le tradizioni che da sempre relegano le donne in una posizione di sussidiarietà rispetto alle figure maschili che la circondano, con ciò rendendole estremamente vulnerabili a molteplici tipi di violenze. Uomini e donne che ho avuto il grande onore di incontrare ed ascoltare nella prima settimana di Giugno a Vancouver, durante la leggendaria conferenza di Women Deliver, un’organizzazione leader a livello globale per la difesa ed il sostegno dei diritti di donne, ragazze a bambine.

Per me é stata la prima volta e non ho dubbi nel descrivere la partecipazione alla conferenza come una delle esperienze più esaltanti della mia vita.

È stato come entrare nella Cattedrale della Parità di Genere: ogni spazio ed ogni evento nel grandioso Convention Center di Vancouver è stato studiato per far comprendere con maggior chiarezza quale è la condizione femminile nel mondo ancora oggi, nel 2019, e che cosa ci stiamo perdendo nel permettere che la disparità di genere e le conseguenti discriminazioni e violenze continuino e quali sono le soluzioni che possiamo mettere sul campo insieme.

Barbara alla Women Deliver Conference

Resta ancora molta strada da fare

La mia convinzione dell’importanza di quello che nel nostro piccolo facciamo ad Apeiron ne è uscita ulteriormente rafforzata. Mai mi è stato infatti tanto chiaro quanto ora che il mondo che ad Apeiron sogniamo, quello dove donne e uomini godano di pari dignità ed opportunità, sarebbe davvero un mondo migliore per tutti.

Un mondo in cui ci sarebbe più benessere, più salute  e più pace per tutti.

Se le donne, infatti, partecipassero alle economie mondiali in modo identico agli uomini, si aggiungerebbero circa $ 28 trilioni all’economia globale, mentre gli accordi di pace che coinvolgono le donne nella loro stipulazione ed esecuzione hanno il 35% in più di probabilità di durare.

Infine, se soddisfacessimo la necessità di una moderna contraccezione e fornissimo cure di qualità a tutte le donne in gravidanza e ai neonati, le morti materne diminuirebbero del 73% e le morti neonatali dell’80%.

Ma come ci ha ricordato Katja Iversen, Presidente e Direttrice di Women Deliver “per realizzare il sogno di un mondo equo e coglierne gli immensi benefici dobbiamo tutti lavorare alacremente per ridefinire il potere a tutti i livelli – politicamente, economicamente, collettivamente e individualmente”

Come userete il vostro potere? È questa la domanda con cui si è chiusa la conferenza.

Per quanto riguarda me ed Apeiron la risposta è molto semplice: continueremo ad usare il nostro potere per combattere gli stereotipi di genere, sfidare i tabù, scuotere le credenze discriminatorie, con l’obiettivo di minare il sistema patriarcale  che ancora oggi condanna milioni di bambine e giovani donne ad inaudibili violenze alle sue fondamenta.

A proposito dell'autore
Barbara Monachesi è la Responsabile di Apeiron in Nepal. Vive nel Paese dal 2005.

*

I commenti dovranno essere approvati prima della pubblicazione.

Condividi