UNA MANO PER IL NEPAL

CHI SIAMO

Una Mano Per il Nepal è il blog dell’associazione Apeiron ODV, impegnata dal 1996 a migliorare le condizioni di vita delle donne, in Nepal e in Italia. Sul nostro blog leggerai storie e racconti del nostro lavoro quotidiano.

Sul nostro sito puoi trovare tutto sui nostri progetti.

PARTECIPA

Ti interessa il nostro lavoro e vorresti dare una mano? Ecco come puoi fare:

Scrivi per noi
Diventa amico di Apeiron
Dona ad Apeiron

CONTATTACI

Apeiron ODV
Via Oneglia 55
Cesena, Italia
info@apeironitalia.it
apeironitalia.it

Bandierine tibetane, tra sacro e profano

Tempo di lettura
Pubblicato il
15 Agosto 2020

Quelle curiose bandiere colorate che si vedono sventolare un po’ ovunque in Nepal, ma soprattutto nei pressi di templi, stupa, corsi d’acqua e montagne, sono in realtà una tradizione del buddhismo tibetano.
Hanno una origine molto antica e nonostante siano di un’altra cultura e di un’altra religione, anche in Nepal le si trova davvero ovunque. Si racconta che la loro origine possa essere legata al Bon, la religione tibetana pre-buddhista.

Il loro nome è Lung-ta, dal tibetano "lung", vento, e "ta", cavallo.

Questi “cavalli del vento” portano le preghiere nell’aria, a beneficio di tutti gli esseri senzienti. Sono destinate a promuovere la pace, la compassione, la forza spirituale e la saggezza.

Non sono mai destinate alle divinità, ma hanno lo scopo di pervadere di compassione e buone intenzioni tutto lo spazio attorno e gli esseri senzienti che si trovano in questo spazio. Il vento fa si che possano raggiungere chiunque. I mantra incisi purificano e rendono sacra l’aria che le fa muovere così da renderle tutt’uno con l’universo intero.

I loro colore sono cinque e ognuno di questi colori ha un preciso significato:

  • il blu rappresenta il cielo e lo spazio
  • il bianco l’aria
  • il rosso il fuoco
  • il verde l’acqua
  • il giallo la terra

Blu, bianco, rosso, verde e giallo è la sequenza dei colori che viene ripetuta fino a formare lunghe file di queste bandiere di preghiera. Sono stampate su stoffa e legate in sequenza su dei fili che possono anche essere molto lunghi oppure su pali verticali.

Vengono stampate su stoffa, nei cinque colori tradizionali, con delle matrici di legno finemente incise. Tradizionalmente al centro di ogni bandierina veniva stampato un cavallo (Lung-ta) che porta i tre gioielli che rappresentano i tre pilastri del buddhismo: il Buddha, il Darma e il Sangha.

Tutt’attorno alle bandierine, invece, si trovano i mantra dedicati alle varie divinità con preferenza al mantra dedicato ad Avalokiteshvara, il Buddha della compassione del quale è la reincarnazione il Dalai Lama. Il mantra a lui dedicato è “Om Mani Padme Hum” che viene recitato senza sosta e in vari modi ovunque si incontri il buddhismo tibetano.

Oggi si trovano anche bandiere che al posto del cavallo del vento hanno rappresentato altre divinità. Queste bandiere di preghiera sono considerate sacre e vanno sempre trattate con grande rispetto. Non devono mai essere calpestate o buttate via: se occorre distruggerle le si deve bruciare.

Anche quando sono vecchie e sbiadite dal tempo, infatti, vengono lasciate al vento aggiungendone delle nuove. Il nuovo abbinato al vecchio va così a rappresentare i cambiamenti della vita e l’appartenenza ad un progetto più grande. Ci sono giorni favorevoli per appenderle e anche quelli sfavorevoli a farlo: nulla è lasciato al caso.

Oggi queste bandiere si trovano anche sui nostri percorsi di montagna e nei nostri giardini, a volte legate ad una pianta o ad una recinzione in mezzo al niente, oppure nei rifugi e nei giardini degli amanti della tradizione buddhista tibetana che le hanno incontrate e scoperte sui percorsi dei trekking himalayani…

Difficilmente chi torna dal Nepal o da qualche altro paese buddhista himalayano non ne porta con sé un rotolo!

Loredana

 

 

*

I commenti dovranno essere approvati prima della pubblicazione.

Condividi