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AvanguardiaDonna | Yayoi Kusama

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Scritto da
Pubblicato il
27 Febbraio 2024

La prima artista che incontriamo in questo nuovo anno è Yayoi Kusama.
La sua arte è intrisa di ansie, angosce, paure (non per caso è stata definita un’obsessional artist).

Soffriva spesso di allucinazioni e aveva la sensazione di essere avvolta dai pois, che improvvisamente annullavano – obliteravano direbbe lei – se stessa e la realtà. Particelle “nate da dentro” che si moltiplicavano e venivano riassorbite nella natura universale.

La sensazione di essere intrappolata nella maglia di una rete infinita darà vita anche alle Infinity rooms, dove specchi o altre superfici riflettenti esasperano la percezione dello spettatore, proiettandolo fuori dal tempo e dallo spazio.

Osteggiata dai genitori incontra a New York un’ambiente ostile, ma nonostante i suoi problemi, è riuscita a farsi apprezzare per il suo incredibile talento: oggi è acclamata come una delle più importanti artiste a livello internazionale.

Anche noi a volte vorremmo essere proiettati fuori dal tempo e dallo spazio…
Buona lettura!

Emanuela Caccia

 

La sua storia

Yayoi Kusama nasce nella prefettura di Nagano a Matsumoto nel 1929.

Cominciò a fare arte dalla tenera età di dieci anni, sin dall’infanzia ha sempre dipinto dei punti. Kusama racconta che quando disegnava da bambina sua madre arrivava da dietro e le strappava i disegni dalle mani e quella paura ha influenzato il suo processo creativo, portandola a concludere in maniera rapida
e furiosa le sue opere.

Studia la pittura nihonga, uno stile di grande rigore formale.
La sua arte si è manifestata quando si ritrovò in un campo di fiori nella sua fattoria, lì successe qualcosa che le provocò un trauma: “C’era una luce accecante, ero accecata dai fiori, guardandomi intorno c’era quell’immagine persistente, mi sembrava di sprofondare come se quei fiori volessero annientarmi.”
Da quel momento l’artista cercò di riprodurre nelle sue opere quell’esperienza in diverse maniere, nelle tele, infatti, si vede come un’esperienza di perdita nel proprio ambiente fisico della propria personalità in uno spazio che si muove ad una velocità incredibile.

Vita a New York

Un giorno Kusama passando per un negozio vide un libro con i dipinti dell’artista Georgia O’Keeffe, e decise una volta visti di scriverle una lettera poiché la prese come una musa ispiratrice.

Nel 1958 si trasferisce a New York grazie alla risposta alla lettera di O’Keeffe ma anche attirata dal potenziale sperimentale della scena artistica dell’epoca.
Arrivata a New York ha iniziato realizzando dipinti monocromatici su larga scala, per i quali ha rapidamente guadagnato l’attenzione critica.
All’inizio non fu facile poiché si è trovata in una realtà dove l’arte era dominata dagli uomini, a, oltre che essere donna era giapponese e nessuno in quella società la prendeva sul serio.

“In quei primi mesi ero molto povera, realizzavo tanti quadri, ogni giorno disegnavo e dipingevo così potevo sentirmi realmente appagata, il mio unico scopo era quello di fare la storia dell’arte negli Stati Uniti, ormai non riuscivo a pensare a nient’altro.”

Ebbe in seguito la possibilità di esporre alla galleria Brata, già trampolino di lancio per altri artisti come Franz Kline; nel periodo di grande espansione degli espressionisti astratti, le opere di Yayoy erano molto diverse. I suoi quadri avevano una meravigliosa qualità tattile; il critico John Donn elogiò quei quadri e questo la rese più conosciuta.

Il suo lavoro si basa sull’arte concettuale e mostra alcuni attributi di femminismo, minimalismo, surrealismo, art brut, pop art ed espressionismo astratto accomunati tutti dalla tecnica dei pois.

Negli anni ’60 si dedica all’elaborazione di nuove opere d’arte, per esempio Accumulatium o Sex Obsession.
A partire dal 1966 Kusama realizza numerose performance provocatorie, dipingendo con dei pois i corpi dei partecipanti o facendoli “entrare” nelle sue opere.

Collaborazioni e notorietà

Ritorna in Giappone nel 1973, dove inizia a scrivere poesie e romanzi surreali.
Recentemente l’artista continua a rappresentare l’infinito attraverso sculture a tutto tondo e in sale accessibili ai visitatori.

Nel 1993 produce per la Biennale di Venezia un’abbagliante sala degli specchi con inserite delle zucche, che diventano un suo alter ego.
Da questo momento Kusama inventa altre opere su commissione, per lo più fiori giganti o piante colorate.
Le sue opere sono esposte in vari musei importanti a livello mondiale in mostre permanenti, come per esempio il Museum of Modern Art di New York, Walker Art Center nel Minneapolis, al Tate Modern a Londra e al National Museum of Modern Art di Tokyo.

Si fa conoscere dal grande pubblico per la collaborazione con Peter Gabriel per il videoclip del brano Lovetown (1994), in cui tutte le sue ossessioni — pois, reticolati, cibo e sesso — finiscono nel mondo ipertrofico della canzone dell’ex Genesis.

Un’altra occasione di notorietà, l’ha avuta nel 2012 grazie a Marc Jacobs, direttore artistico Louis Vuitton, con il quale ha svolto una delle più grandi collaborazioni artistiche per la maison francese. Vengono realizzati numerosi capi d’abbigliamento su cui sono riprodotti i consueti pois, molto grandi e
colorati. È stata lanciata anche una linea di borse Louis Vuitton, dove sono stati ripresi i modelli più iconici in cui la classica tela Monogram è sostituita con la più prestigiosa pelle Monogram Vernis Dots Infinity. Per altre borse è stato invece creato un restyling più fantasioso, con manici, parte superiore e fondo in
pelle verniciata Dots Infinity, mentre la parte centrale è in nylon Monogram.

Insieme alle borse sono stati realizzati articoli di piccola pelletteria (portafogli, pochettes, portamonete) che oltre ai pois riportano le zucche ed i nervi biomorfici, altri elementi caratteristici dell’arte di Kusama. Sono stati lanciati anche bracciali modello bangle, scarpe decolleté e ballerine, nonché teli mare, parei, e foulard.

Dal 1977 la Kusama vive nell’ospedale psichiatrico Seiwa, in Giappone, per scelta personale.
Dipinge quasi quotidianamente nello studio a Shinjuku.

(Fonte Wikipedia)

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