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Alla scoperta del Dio Ganesh

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Pubblicato il
21 Maggio 2020
Commenti 1

Ganesh è fra le divinità più amate e conosciute dell’immenso panteon induista. Generalmente considerato figlio primogenito di Shiva e Parvati, anche se le leggende raccontano di diverse altre origini, viene raffigurato con ventre prominente, testa di elefante, quattro braccia e sempre in compagnia del suo veicolo che è un topo.

Ganesh è molto amato perché considerato il signore del buon auspicio e del buon inizio: dona fortuna, prosperità e distrugge gli ostacoli, siano essi materiali oppure spirituali.

Questa è la ragione perché spesso viene invocato prima di ogni nuovo inizio, sia questo un nuovo lavoro, un viaggio, un esame, un matrimonio o qualsiasi altra cosa considerata importante nella vita di ogni persona.

Per questa stessa ragione i canti devozionali iniziano con una ode a Ganesh (o Ganesha), il signore del buon inizio.

Ogni parte del corpo di Ganesh é fortemente simbolica:

  • La testa di elefante simboleggia la capacità discriminante, la fedeltà e l’intelligenza;
  • Il ventre prominente rappresenta la capacità di assimilare ogni esperienza con sereno distacco;
  • Le quattro braccia rappresentano coscienza, intelletto, mente ed ego;
  • Le grandi orecchie simboleggiano la capacità di ascolto e la saggezza;
  • Sulla fronte porta il simbolo del tridente (passato, presente e futuro) che appartiene a suo padre Shiva.
  • Una delle sue quattro mani stringe dei dolci a simboleggiare l’abbondanza.

Inoltre, Ganesh cavalca un topo che rappresenta l’ego e lo spirito della vita; cavalcandolo lui ne diviene padrone in senso positivo. Ogni singola parte del suo corpo ha quindi una forte valenza simbolica e si potrebbe continuare ancora per molto con la descrizione dei vari significati di ogni parte di esso.

La divinità presenta anche una delle due zanne spezzata: si racconta che il saggio Vyasa gli chiese di trascrivere sotto sua dettatura il Mahabharata, il più grande poema epico al mondo. Egli acconsentì, a patto che il saggio accettasse di recitare il poema senza interruzioni. A questo punto anche Vyasa pose una condizione: Ganesh non avrebbe dovuto solamente scrivere, ma anche comprendere a fondo tutto quello che gli veniva chiesto di trascrivere.

Con questo espediente il saggio si era guadagnato tempo per riposarsi dal suo continuo recitare il poema, semplicemente esponendo un passaggio difficile sul quale Ganesh avrebbe dovuto riflettere per comprendere a fondo prima di scrivere.

Nella foga della scrittura il pennino si ruppe, e fu così che Ganesh si spezzò una zanna per fare in modo che la scrittura potesse continuare senza interruzioni e mantenere così la promessa fatta.

Molti altri miti e leggende riguardano la testa di elefante di Ganesh. Una di queste narra che Parvati, desiderosa di farsi un bagno e volendo evitare le molte intrusioni del suo consorte Shiva, mise a guardia della porta proprio  il figlio Ganesh, con l’ordine preciso di non fare entrare nessuno.

All’arrivo di Shiva, egli non gli permise di entrare, scatenando la furia dello stesso. Ganesh fu irremovibile nell’affermare che non avrebbe lasciato entrare nessuno senza il permesso della madre. Davanti a tanta sfrontatezza, Shiva brandì il suo disco e lo decapitò!

Davanti al disappunto e alla furia di Parvati, Shiva chiese agli altri Dei di aiutarlo e di portargli la testa del primo essere vivente che avessero incontrato. Il caso volle che fosse un elefante e fu così che Ganesh tornò a vivere con la testa di un elefante e la pace torno fra i suoi genitori.

In ogni mito e in ogni leggenda Hindu, ai nostri occhi occidentali, si trova sempre molta esagerazione e altrettanta teatralità. Ogni leggenda si divide puntualmente in molteplici altri racconti per noi a volte difficilmente comprensibili fino in fondo, considerando la loro estrema complessità, mole e contraddizione. Tutto questo però nulla toglie al grande fascino di questa divinità pre-vedica molto amata, della quale tantissimo ancora si potrebbe raccontare e che questo piccolo racconto ha solo sfiorato!

Loredana

A proposito dell'autore
Loredana Jametti è Presidente di Apeiron dal 2017. Viaggia in Nepal ogni anno ed ha un forte legame con la comunità tibetana.

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I commenti dovranno essere approvati prima della pubblicazione.

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Commenti (1)
  • gullino luisa

    molto interessante grazie