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Una Mano Per il Nepal è il blog dell’associazione Apeiron ODV, impegnata dal 1996 a migliorare le condizioni di vita delle donne, in Nepal e in Italia. Sul nostro blog leggerai storie e racconti del nostro lavoro quotidiano.

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2020, l’anno del cambiamento

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14 Dicembre 2020

Un anno partito con grandi aspettative

L’anno 2020 era destinato ad essere un anno speciale.

Segnava, infatti, il venticinquesimo anniversario della Piattaforma d’Azione di Pechino, la conferenza mondiale tenutasi nel 1995 ed in cui, per la prima volta, è stato dichiarato che  “i diritti delle donne sono diritti umani”. Questo era un anno destinato ad essere un momento rivoluzionario per l’uguaglianza di genere in tutto il mondo e noi di Apeiron, insieme a tutti coloro che contribuiscono alla causa, eravamo ai blocchi di partenza, pronti a cogliere l’occasione al volo e ad assestare potenti colpi d’ascia ai pilastri su cui si fonda il patriarcato. 

Questo doveva essere un anno speciale anche per Apeiron.

Alla fine del 2019 avevamo finalmente realizzato uno dei nostri più grandi sogni: costruire un edificio di nostra proprietà nelle periferia di Kathmandu, pronto ad accogliere CASANepal, il progetto di protezione, riabilitazione e riscatto sociale rivolto a donne e ragazze vittime di violenza che da oltre un decennio gestiamo in Nepal. 

E mentre ci curavamo di ogni singolo piccolo dettaglio, per rendere la nuova struttura di CASANepal il più funzionale possibile allo scopo per cui era stata progettata, continuavamo a gestire ben altre 7 strutture governative nell’Est e nell’Ovest del Paese. Visti gli incredibili risultati conseguiti, con oltre 1000 donne accolte e destinatarie di un sostegno olistico grazie ad un team di operatori esperti, eravamo convinti che avremmo continuato ad assistere tecnicamente questi 7 gli shelters governativi ancora a lungo e che anzi il nostro mandato venisse esteso includendo altre delle 17 strutture governative sparse nel Paese.

Era anche un anno di grande cambiamento per me.

L’anno da tempo battezzato come quello del rientro mio e della mia famiglia “nepaliana” in Italia, quello in cui avrei potuto, intervallando con frequenti visite in Nepal ovviamente, trascorrere più tempo con famigliari ed amici, dopo 15 anni di relazioni a distanza; un progetto di vita famigliare coltivato a lungo anche con il desiderio di fornire alle mie figlie un assaggio del mondo occidentale che sino ad oggi avevano solo intravisto con la lente delle vacanze, quasi si trattasse del paese dei balocchi.

Ci siamo dunque affacciati al 2020 tutti carichi di enormi aspettative. Eppure, come spesso accade quando ci si attende tanto, la vita arriva con un programma tutto suo e decisamente inatteso.

Il covid-19 stravolge i piani di tutti, anche quelli di Apeiron

Arriva il COVID-19, un virus sconosciuto che getta il mondo intero nel panico, costringendoci a confrontarci con una crisi umanitaria che non ha precedenti e che nessun paese avrebbe mai potuto prevedere.

E così, invece di vincere nuove battaglie, invece di avanzare a grandi falcate verso la parità tanto anelata, abbiamo fatto tutti passi indietro su tanti fronti. La pandemia ha aggravato le disuguaglianze preesistenti e ha messo a nudo l’inadeguatezza e la vulnerabilità dei nostri sistemi sociali, politici ed economici. Quando una catastrofe colpisce, spesso le persone hanno un’opzione: afferrare i propri averi e fuggire il più lontano possibile dall’epicentro del rischio. In questo caso, invece, non c’è alcun posto in cui poter fuggire. L’unica possibilità che abbiamo è di auto proteggerci, imparare, affinare la nostra resilienza ed affrontare la situazione.

Il colpo inferto dalla pandemia è stato tanto duro quanto improvviso e non ha risparmiato nulla. Il progetto di contrasto alla violenza che ci vedeva impegnati nella gestione degli shelters governativi e nell’assistenza tecnica al personale impiegato ha subìto una battuta di arresto.  Avevamo ancora tantissimo da fare, soprattutto ora che le violenze di genere causa pandemia sono esplose, ma purtroppo al momento non si sa se e come si potrà ripartire.

Pragyaa, la Direttrice di Apeiron Nepal, l’organizzazione locale che abbiamo contribuito a fondare nel 2013 e che è da sempre partner privilegiato dei nostri progetti nel piccolo stato himalayano si è dimessa improvvisamente per ragioni personali, aggiungendo ulteriore confusione ed incertezza ad una situazione già molto complessa.

Inutile dire che nemmeno i miei sogni di una nuova vita italiana tranquilla, finalmente avvolta dal calore di amici e famigliari da cui siamo stati lontani tanto a lungo si sono realizzati. Nel 2020 abbiamo affrontato, e stiamo ancora affrontando, una pandemia globale senza precedenti e tutto il nostro mondo, inclusi i sogni coltivati a lungo, sono stati rimessi in discussione.

Potevamo darci per vinti, ammetto anzi che in alcune occasioni ho pensato che non ce l’avremmo fatta. Ho pensato che forse proprio io personalmente, come mamma, come donna, come professionista del Terzo Settore da anni in prima linea per la lotta all’uguaglianza di genere, non sarei riuscita a trovare la grinta necessaria per affrontare queste nuove, difficilissime sfide. Ma per fortuna mi sbagliavo. La pandemia, infatti, mentre mandava gambe all’aria tutti i nostri programmi ed i nostri sogni, ci ha anche fornito l’occasione per renderci conto del reale valore di quello che abbiamo fatto fino ad oggi e, partendo proprio da lì, per rispondere in maniera nuova, ancora più forte, ai bisogni dei più vulnerabili.

“Expect nothing. Appreciate everything”

Diversamente da altri shelters, CASANepal continua ad accogliere senza sosta donne che hanno subito violenze di genere. Il nuovo edificio ci dà infatti la possibilità di dedicare un intero piano ai nuovi arrivi, limitando il rischio dei contagi, cosa che si è rivelata pressoché impossibile per altre strutture che non potevano contare su tali spazi.

Abbiamo creato un fondo flessibile, scommettendo su di un intervento innovativo che prevede il sostegno incondizionato tramite contanti, cosa spesso considerata troppo rischiosa e che invece ha dimostrato una tale efficacia che abbiamo deciso di continuare ad utilizzare questo strumento rendendolo parte integrante dei nostri interventi di contrasto alle violenze di genere. Abbiamo infatti dimostrato che mettere le persone in condizioni di rispondere senza compromessi ai bisogni primari, aiuta a ripristinare un senso di normalità che amplifica le possibilità del proprio recupero.

Infine, i villaggi in cui tutti questi anni abbiamo lavorato nel remoto Distretto di Jumla hanno dimostrato una capacità del tutto fuori dal comune di far fronte ai danni che le misure restrittive anti-covid hanno arrecato anche al settore agricolo. In molte località, anche ben meno remote di Jumla, l’interruzione della fornitura di input agricoli ha causato carenza di sementi, fertilizzanti, medicinali veterinari e mangimi per animali. 

Inoltre, sono stati segnalati ritardi nella raccolta di alcuni prodotti, nonché ritardi nella preparazione del terreno. Come possiamo immaginare, la semina ritardata di alcuni raccolti può avere un effetto a lungo termine sulla produzione agricola complessiva e sui mezzi di sussistenza dei piccoli agricoltori. In molte aree rurali la perdita di posti di lavoro e di reddito a seguito del blocco ha spinto la popolazione vulnerabile verso un’ulteriore insicurezza alimentare e nutrizionale. Tutto questo non è accaduto con la stessa portata nei villaggi in cui abbiamo lavorato in questi anni. Grazie all’impianto progettuale ed alla lunga presenza in loco, siamo riusciti ad acquistare e a distribuire le risorse necessarie (semi, bio-fertilizzanti, capre etc..) nei tempi giusti. Ed è sempre grazie al progetto che la commercializzazione dei prodotti in questi villaggi non si è arrestata. Risultati incredibili, che hanno destato interesse a vari livelli.

L’anno 2020 era dunque destinato ad essere un anno speciale.  Ed anche se in modo del tutto differente da come ce lo immaginavamo, lo è stato davvero.

Su suggerimento di mia figlia undicenne, il nuovo mantra che abbiamo deciso di adottare è questo Expect nothing. Appreciate everything. Ossia non aspettiamoci nulla, ma apprezziamo tutto ciò che abbiamo e che ci si presenta lungo il cammino. È con questa nuova consapevolezza che affrontiamo a testa alta il 2021.

Barbara Monachesi

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